Cedolare secca per gli affitti commerciali nel 2021, la grande assente in manovra

 

 

Nel testo della bozza della legge di Bilancio 2021 manca la cedolare secca sugli affitti non abitativi. Il presidente di Confedilizia: “Era necessaria prima, è indispensabile ora”

Il Consiglio dei Ministri del 16 novembre ha approvato il testo della legge di Bilancio 2021, dando così il via libera all’esame in Parlamento. Tra le misure presenti nel provvedimento, però, non c’è la cedolare secca per gli affitti commerciali. Un vuoto che non è passato inosservato. Tanto più adesso, con i contraccolpi all’economia causati dall’emergenza coronavirus. Se la mancata conferma della cedolare secca sugli affitti commerciali nella manovra 2020 si è fatta sentire, ora la sua assenza appare ancora più vistosa. A idealista/news il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, spiega perché questa misura è necessaria. Oggi più che mai.

Proprio in occasione dell’esame in Cdm della bozza del disegno di legge di Bilancio 2021, tramite un tweet, Confedilizia ha segnalato: “Nelle bozze manca una misura che sarebbe essenziale per far fronte alla crisi devastante del commercio e della ristorazione: la cedolare secca sugli affitti non abitativi. Com’è possibile non vederlo?”.

Eppure, sembrava che nel 2021 la cedolare secca sugli affitti commerciali potesse ritrovare spazio. Saltata la misura nella legge di Bilancio 2020, il viceministro dell’Economia, Antonio Misiani, aveva detto che se ne sarebbe riparlato nel 2021. Lo scorso giugno, incontrando alcuni commercianti, lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, aveva affermato: “Stiamo valutando la cedolare secca per i negozi”. E lo scorso settembre, intervenendo al 30esimo convegno del Coordinamento legali di Confedilizia a Piacenza, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli, aveva spiegato: “Oggi la possibilità di estensione della cedolare secca senza le attuali limitazioni rimane allo studio del governo, ma la valutazione finale sarà fatta soltanto con i dati di assestamento dei conti pubblici alla luce dei numeri non negativi del terzo trimestre”. Ma, a conti fatti, la cedolare secca sugli affitti commerciali non è stata inclusa nella bozza della legge di Bilancio 2021. Ecco in merito cosa ha sottolineato a idealista/news, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa.

Sembrava che dovesse entrare in manovra, ma la bozza della legge di Bilancio 2021 non contiene la cedolare secca sugli affitti commerciali. Un vuoto importante che voi avete messo in evidenza. Perché?

“Non capiamo come questa misura possa non essere prevista. Non c’è infatti nel disegno di legge iniziale della manovra, salvo poi interventi in Parlamento. E’ sinceramente difficile capire come non si possa comprendere che serve una misura strutturale che consenta di ridurre il peso della tassazione sugli affitti di negozi, ristoranti e altre attività. Secondo Confedilizia, era necessaria prima ed è indispensabile ora”.

L’assenza in manovra, almeno al momento, della cedolare secca sugli affitti commerciali è uno dei grandi problemi che sottolineate. Quali sono gli altri?

“Insieme a Confcommercio, stiamo sottolineando il fatto che bisogna estendere, rafforzare, allargare, semplificare il credito d’imposta per le locazioni commerciali. Una misura che è stata molto apprezzata dai commercianti e dai proprietari. Ma con la suddivisione del Paese in zone gialle, arancioni e rosse questa misura si sta ulteriormente complicando. Serve un sostegno più generalizzato e con Confcommercio stiamo dicendo ‘ampliate e rafforzate il credito d’imposta e fatelo per tutti fino alla fine dell’anno’.

Anche prima della seconda ondata sostenevamo che era il caso di fare uno sforzo per fare arrivare questa misura fino a fine anno e attenuare così uno dei pensieri che hanno inquilini e proprietari, ossia quello del canone di locazione. C’è una crisi generale anche nelle zone dove non ci sono chiusure o blocchi, perché comunque c’è molta meno gente in giro e ci sono meno turisti. Su questo fronte, Fratelli d’Italia ha presentato una proposta che prevede di portare il credito d’imposta al 100%, quindi canone a spese dello Stato, ed estenderlo a tutte le attività con una perdita di fatturato superiore al 33%. A riprova del fatto che si sono resi conto che le difficoltà possono esserci anche quando l’attività non è bloccata, ma i clienti non arrivano.

In prospettiva poi, per limitare la strage di attività commerciali, è necessario aiutare tutte quelle attività che sono in affitto. E per aiutarle, secondo noi, uno dei modi è quello di ridurre la tassazione sui proprietari, che è altissima”.

Tornando alla cedolare secca per gli affitti commerciali, su questo punto una proposta è stata avanzata da Italia Viva, partito di maggioranza. C’è la possibilità che la misura venga presa in considerazione, così come si pensava dovesse avvenire?

“E’ difficile rispondere. Noi lo speriamo, confidiamo che ciò avvenga e stiamo chiedendo per esempio a Italia Viva di sostenere questa misura non con semplici emendamenti. Un partito di maggioranza, se crede una cosa, la deve sostenere, difendere e ottenere.

Sappiamo che c’è una coalizione di tanti partiti, con varie forze e varie potenzialità. Non è la prima volta che Italia Viva sostiene questa cosa. In passato l’ha sostenuta lo stesso Partito Democratico e anche parti del Movimento 5 Stelle. Non so fare una previsione, ma credo sia assurdo che non si pensi a questo intervento, che insieme ad altri può aiutare il commercio, la ristorazione, il turismo.

Un’altra cosa che riteniamo scontata è provvedere alle situazioni patologiche, ossia quelle in cui il canone non arriva, ed eliminare almeno la beffa della tassazione dei canoni non percepiti. Una cosa che era ingiusta prima e che lo è ancora di più ora, con i tanti casi in cui il canone non viene percepito. E’ assurdo il fatto che si debbano pagare le tasse sui canoni non percepiti. Per intervenire su questo fonte, le risorse si dovrebbero trovare in un attimo”.